VERSILIA YACHTING RENDEZ VOUS: BUONA LA PRIMA

Si è appena conclusa la prima edizione del Versilia Yachting Rendez Vous, che ha preso vita dal 11 al 14 maggio, e voglio esprimere la mia opinione, soprattutto stimolato da alcuni che cercano di estorcere commenti positivi o negativi, dipende da che parte stanno.

Ribadisco un concetto che credo di aver espresso più volte senza mezzi termini: per me l’unica fazione che nell’agitato mondo nautico ha senso sostenere è quella del comparto nel suo insieme, perché è questo, nel suo insieme, che ci dà realmente da vivere, con ciò che riesce a conquistare sui mercati internazionali e poi in quello nazionale all’insegna di una competizione sana, basata sulla qualità, sull’innovazione e non sui prezzi dove produttori lontani vincono a prescindere. Sono altresì persuaso che sia così per molti, ma purtroppo c’è chi ha convinto altri che le guerre non costano, anzi, aprono le porte del paradiso. Tra le due realtà associative che oggi si contendono il settore non so chi andrà in paradiso, magari entrambe magari nessuna, quello che ritengo di poter dire è che sicuramente l’uscita dall’inferno della crisi senza unione è più dura, per tutti.

©Angelo Colombo

Detto questo, credo sia chiara la mia posizione, ossia, non mi interessa il merito della diatriba, visto il terreno sul quale si consuma e che poteva essere risolta molto prima e in modo decisamente più razionale ed efficace, naturalmente questa è solo la mia opinione. Ma è l’opinione di un osservatore esterno (a qualsivoglia condizionamento di parte n.d.r.) al quale certamente sfuggono tante cose, tranne che abbiamo offerto e continuiamo a offrire la divisione dell’esercito più forte  sul campo di battaglia a tutto vantaggio di quello o quelli più deboli. I Romani di sicuro apprezzerebbero la nostra capacità di comprensione di questa antica tecnica di guerra, sebbene finiamo in rete dalla parte sbagliata e inglesi, olandesi e francesi ringraziano.

Bene, stabilito che non dirò che il Versilia Yachting Rendez Vous è una manifestazione fieristica di cui si poteva fare a meno, rendendo un favore a chi l’ha contestata a prescindere per questioni partigiane, così come non dirò che Cannes deve cominciare a tremare per rendere un favore agli altri, mi limiterò ad alcune considerazioni personali.

  1. Ritengo che qualsiasi iniziativa, sia di UCINA sia di Nautica Italiana sia del bagnino del Cancello 3 della spiaggia di Ostia, se produce stimolo all’avvicinamento del prodotto made in Italy è bene che ci sia, se poi questo prodotto è nautico per me è ancora meglio, ma questo è un po’ egoistico;
  2. Se tale iniziativa è organizzata bene, seppur perfettibile, sicuramente avrà un seguito e questo significa poter pianificare e far crescere un evento in Italia anziché continuare a far crescere quelli all’estero;
  3. Se il territorio capisce che una tale manifestazione porta benessere nei giorni a cavallo dell’evento e a lungo termine se il territorio è lo stesso in cui si producono gli oggetti al centro dell’interesse espositivo, si fa un gran passo avanti e forse per questo, la Regione Toscana ha annunciato di voler contribuire e finanziare per i prossimi tre anni il Versilia Yachting Rendez Vous;
  4. Se sul mercato delle fiere internazionali l’Italia riesce a conquistare una nuova posizione di interesse questo è un bene e non altro. In tale direzione quest’edizione appena conclusa ha visto la presenza del cantiere inglese Princess, che è uno dei più agguerriti competitor dell’industria nautica nazionale, impegnato nello stesso segmento di mercato di molti blasonati cantieri nostrani, molto ampio, da 40′, 12 metri circa, a 40 metri. Non credo abbiano deciso di partecipare per fare un favore a Nautica Italiana che ha organizzato questo evento, no, penso proprio che le ragioni che li hanno spinti a esserci siano da ricercare altrove.
  5. Se è vero che abbiamo la più alta concentrazione mondiale di cantieri e aziende impegnate nel settore nautico a vario titolo, è anche vero che in teoria, se ci si mettesse tutti d’accordo (lo so, mi piace la battuta!) dovremmo essere noi ad avere una maggiore forza contrattuale, la variabile però, è la  compattezza.
©Angelo Colombo

Queste sono le considerazioni che a caldo mi sono sentito di fare vivendo tre giorni a via Coppino a Viareggio come non l’avevo mai vista prima. Ho visto broker, agenzie, qualche cliente soprattutto di barche usate, so che nei giorni di fiera ci sono stati incontri in zona con armatori, forse pianificati a prescindere non lo so. Credo che a beneficiare dell’iniziativa sia stata anche la città di Viareggio, i suoi ristoranti, i suoi alberghi e chiunque abbia in quei giorni soddisfatto le esigenze dei tanti operatori presenti e di chi, magari da non troppo lontano, è venuto a visitare il VSRV.

Se devo fare un appunto alla manifestazione, alla luce di come è andata, ossia bene a mio avviso, questo è relativo alla scarsità di comunicazione preventiva, quella cioè che dal punto di vista del marketing può fare la differenza. Credo che gli appassionati italiani in genere non abbiano neanche intuito la portata dell’evento e il suo potenziale, ma neanche io se devo essere sincero. Sapendo che è stato organizzato in poco più di due mesi, non pensavo avrebbe ottenuto 73 barche in acqua e quasi 200 stand venduti. Certo, immaginavo che i cantieri affacciati con i loro uffici sulla via principale della manifestazione avrebbero conferito a questa un aspetto sicuramente insolito e di valore, ma nell’insieme non mi aspettavo un evento come quello che è stato.

So di non aver accontentato nessuno con questo mio pensiero, né chi sente il bisogno di bocciare l’evento prima ancora di averlo almeno visitato né tantomeno chi lo ritiene valido a prescindere perché porta la firma di Nautica Italiana.

Sebbene lo consideri un evento con un potenziale tutto da esplorare, non in conflitto con Genova – che a mio avviso rimane un salone nautico fondamentale – ma un evento che a Genova potrebbe essere complementare se solo si aprisse il dialogo per mettere in campo azioni comuni e riprendersi anche in ambito fieristico, una posizione consona ai livelli di produzione nautica made in Italy.

Quindi, sebbene tutto il mio discorso si potrebbe riassumere in un “buona la prima” di un evento che può contribuire a smuovere il mercato nel bene dell’intero comparto senza per questo arrecare danno al salone nautico italiano per eccellenza che è Genova, il mio ragionamento non é frutto di un esercizio di “cerchiobottismo” (neologismo con il quale si riassume l’attività di dare un colpo al cerchio e uno alla botte n.d.r.). Credo sinceramente che alla base di tutto debba necessariamente esserci il dialogo e la sintonia delle due realtà coinvolte, il sogno di riavere un’unica associazione che marcia compatta rappresentando l’intero comparto, che si chiami in un modo in un altro o un altro ancora non oso farlo, diciamo che ci penso ormai come penso che un giorno farò sei al Superenalotto. Qualcuno avrà detto: “eh, mai dire mai!”…io dico: “Se si verificasse sarebbe un miracolo, soprattutto da quando ho smesso di giocare la schedina…”.

©Angelo Colombo

Naturalmente ci sarà sempre quello che di giorno malgiudica la moglie del suo rivale e di notte la desidera (é una metafora n.d.r….solo una metafora!), ma credo che archiviare posizioni individuali in favore di azioni tese al raggiungimento di accordi strategici comuni sia un atteggiamento patriottico prima ancora che di buon senso. Il bene del nostro paese e il futuro della nostra economia dipendono oggi più che mai da quanto saremo in grado di fare sistema, affermazione che siamo arrivati a vergognarci di pronunciare perché divenuta anch’essa parte della dialettica politica, ma che ha un significato concreto che ognuno di noi dovrebbe sentire il dovere di perseguire.

Se dovessimo valutare un evento simile esclusivamente sulla base del business generato nei giorni della manifestazione allora forse anche questo, ripeto anche questo, non sarebbe un evento di successo. Indubbiamente le valutazioni devono essere un po’ più a lungo termine e di interesse un po’ più ampio dei cancelli della propria azienda o peggio, delle  proprie tempie. Un evento come il Versilia Yachting Rendez Vous può, a mio modesto avviso, rappresentare un momento importante nel panorama degli appuntamenti internazionali dedicati allo yachting. La cornice per un appassionato è sicuramente accattivante, per chi lo accompagna il clima è normalmente buono, il mare gradevole, i dintorni tutti da visitare e la Toscana è famosa per offrire tante occasioni per fare approfondimenti culturali e di natura enogastronomica. Certo, perché possa decollare nel migliore dei modi bisognerebbe mettere d’accordo le due associazioni, ricevere l’appoggio incondizionato del territorio e delle sue istituzioni, attivare gli enti del turismo e anziché cominciare a far salire i prezzi degli alberghi della zona studiare pacchetti per fare in modo che chi viene a Viareggio per l’evento si fermi anche un po’ di più, insomma, mettere questo evento all’interno di un sistema complesso turistico industriale.

Fare sistema, collaborare, fare fronte comune sui mercati internazionali, questo farebbe un’industria evoluta, questo fa l’industria di paesi dove l’individualismo e l’associazionismo di stampo feudale lasciano il posto allo sviluppo, approfittando delle debolezze e dei limiti altrui.

Questo il sito della manifestazione: http://www.versiliayachtingrendezvous.it/

 

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