DUBAI BOAT SHOW: 26ma EDIZIONE CON TANTA ITALIA

Dal 27 febbraio al 3 marzo Dubai ha ospitato il suo Dubai International Boat Show giunto alla 26ma edizione e per la prima volta, sebbene temporaneamente, ospitato nel sito di Dubai Canal a Jumeirah.

©Angelo Colombo

Come anticipato in un post qui sul Blogliaccio, sono andato sia per interesse giornalistico sia per interessi connessi con le altre attività che svolgo, dunque, ho potuto vivere il salone ma anche raccogliere interessanti informazioni sul mercato locale.

 

©Angelo Colombo

 

Partiamo dal salone, che come di consueto ha parlato molto italiano con la presenza massiccia di cantieri del calibro di Fincantieri, Montecarlo Yachts, Ferretti Group, Baglietto, Azimut Benetti, Overmarine, Sanlorenzo, più i tanti operatori del settore accessori rappresentati direttamente o da operatori locali. Questo per dire che ancora una volta l’Italia dell’industria nautica ha fatto vedere la sua grandezza, nonostante la presenza di cantieri internazionali del calibro di Lurrsen, Feadship o il locale Gulf Craft, questo ultimo anno dopo anno capace di conquistare quote di mercato sempre più importanti anche su fronti dove certo non manca l’offerta di barche, come quello Europeo.

 

Il mercato locale, questo sconosciuto, è ancora oggi oggetto di analisi contrastanti, chi ritiene ci sia un potenziale da far esplodere, chi invece ritiene sia un mercato che più di tanto non sarà mai in grado di dare. Sono quasi 20 anni che frequento Dubai e il suo salone e tranne nel periodo tra il 2004 e il 2007, in cui ci si aspettava un mercato destinato ad assorbire tanto di quel prodotto nautico da saturare la produzione dei più, le analisi sono sempre state simili, ossia, divise su due fronti come sopra descritto. Oggi qualche elemento in più c’è, per esempio quello che fa vedere gli abitanti del posto, originari degli Emirati o dei paesi limitrofi, poco interessati alla vela perché è lontana dalle loro abitudini e dalla loro cultura, addirittura c’è chi sostiene che a vela ci andassero solo gli antenati a pescare.Quindi, barche veloci o molto veloci, per andare da un posto all’altro o per non andare da nessuna parte ma scorrazzare un’oretta a tutta manetta e poi dedicarsi ad altro. Questo è il tipo di uso dei mezzi marini che più di altri tira nell’area. Ci sono poi tanti, la maggior parte, che vivono Dubai e gli Emirati come una terra ospitante, tra questi però, la percentuale in grado di avere accesso a beni di lusso non è altissima. Quindi la nautica negli Emirati non ha speranza se non come mercato molto di nicchia? A mio avviso dopo le chiacchiere con i locali e con chi opera nel nostro settore su quel territorio la speranza è invece ancora molto forte, perché se la nautica trova la sua giusta collocazione nel tessuto sociale che con il tempo si è sviluppato in queste città, allora il fenomeno potrebbe davvero essere esplosivo. Ci sono marina, yacht club, numerose mete create artificialmente come le isole con le loro abitazioni, porti, ristoranti e intrattenimenti per un turismo intenso. Ci sono poi tante strutture turistiche che offrono nautica minore come intrattenimento su un mare sempre calmo e a ridosso di una costa o di un’isola artificiale, dunque, potenziali clienti di toys di ogni tipo, e così è in effetti. Per gli appassionati locali più danarosi le mete prescelte sono sempre quelle del Mediterraneo con yacht importanti da acquistare o noleggiare nel periodo estivo. Ecco allora che il salone di Dubai assume un’importanza legata alle attività commerciali che è in grado di generare sul territorio degli Emirati per prodotti e servizi venduti in Mediterraneo.

E’ bello vedere tanta Italia al salone di Dubai e scoprire che anche nell’area del Golfo, come altrove, il made in Italy è ritenuto il top.

 

©Angelo Colombo

 

Oggi, all’alba delle elezioni politiche di cui da poche ore siamo a conoscenza dei numeri definitivi, quello che mi auguro è che qualunque sia la coalizione che si appresta a governare questo paese, ammesso che si riesca a formarne una, non commetta errori ideologici e populisti che ancora una volta danneggiano un settore industriale in grado di garantire risorse per il PIL, posti di lavoro e un’immagine internazionale di grandissimo valore.

 

©Angelo Colombo

Non posso nascondere la preoccupazione personale di queste ore, perché negli ultimi anni si è riusciti a conquistare un atteggiamento governativo  positivo, costruttivo e dal quale si sono ottenute importanti modifiche normative, che sono sicuramente uno stimolo per il mercato. Perdere tutto questo sarebbe un errore imperdonabile, perché ancora oggi soffriamo una dipendenza eccessiva dall’esportazione e un mercato nautico interno che stenta a ripartire ma che, grazie proprio alle recenti normative, ha ripreso a muoversi. Negli ultimi anni la politica ha compreso gli errori del passato e vi ha posto rimedio con il varo di leggi e regolamenti capaci di rilanciare il nostro settore, rendendo l’Italia un paese anche più attraente di paesi che negli anni “bui” del rapporto nautica/politica sono stati scelti da tanti diportisti come “via di fuga”. Badate bene, uso “via di fuga” in modo ironico, perché molti che sono emigrati con le loro barche non lo hanno fatto perché avevano qualcosa da nascondere, ma perché si sentivano oggetto di quella “presunzione di colpevolezza” che faceva di ogni proprietario di yacht un delinquente a prescindere. Non voglio neanche ripensare a quelle campagne di comunicazione nelle quali l’associazione yacht-evasione era suggerita come quella droga-malavita, non voglio ripensarci anche per evitare di dare involontariamente suggerimenti a chi s’insedierà a breve, che potrebbe pensare di riutilizzarli magari per risparmiare le spese necessarie a mettere in piedi una nuova campagna di sensibilizzazione al fenomeno dell’evasione fiscale.

Tornando a Dubai (si fa per dire), una delle cose che mi ha fatto davvero sorridere è stata la chiacchierata con un operatore locale che conosco da anni, il quale con un certo tono di disappunto mi ha fatto presente che da loro la benzina è quasi raddoppiata e che per giunta per tutti i beni non di primaria necessità, quindi esclusi i farmaci, i servizi sanitari di qualsiasi tipo, le scuole e quasi ogni cosa riguardi i bambini, devono ora subire un’IVA del 5%. Naturalmente gli ho detto che capisco bene quanto il doppio di quasi niente sia in effetti molto poco, parlando di benzina, e di quanto il 5% di imposta sul valore aggiunto sia drammaticamente nulla se paragonato al nostro 22%. Poi gli ho chiesto della tassazione individuale e mi ha confermato che a parte le licenze, per svolgere attività professionali o commerciali, non hanno imposte individuali. Un paradiso? Sicuramente no, la natura non ha offerto a quelle zone condizioni ambientali tali    da renderle un paradiso, sebbene i sei mesi invernali di clima temperato per me lo sarebbero. Però, alzarsi la mattina e sapere che lavorerai per un socio che non viene neanche a chiederti se ti serve una mano ma anzi, ogni tanto si sforza di buttarti giù, e alla fine tra una cosa e l’altra si prende il quasi 70% delle tue entrate e del restante 30 ti chiede il 22% su ogni cosa che acquisti…è il paradiso? Ogni tanto penso che se dovessi ragionare solo in modo matematico arriverei a sopportare il 95% di umidità e quasi 50° di temperatura in estate più di quanto possa sopportare produrre 100 per godermi 20, soprattutto se poi di quegli 80 spariti in mille rivoli non godo neanche indirettamente ma anzi, sono in parte utilizzati per pagare quelle persone che si sforzano di distruggere un’industria preziosa come la nostra.

 ©Angelo Colombo

 

Perdonate se da Dubai e il suo salone sono finito a parlare di temi così nostrani, ma siamo pur sempre al 5 marzo 2018, dopo la tornata elettorale da cui dovrà prendere vita il prossimo governo, non posso essere indifferente a questo.

Certo, sogno di vivere nella mia “Città del sole” tra i confini nazionali, ma oggi continua a piovere.

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