DOPO CANNES TOCCA AL NAUTICO DI GENOVA

Si è appena concluso il salone nautico di Cannes, lo Yachting Festival con cui si apre la stagione fieristica, che prosegue con Genova dal 21 al 26 settembre e poi Montecarlo dal 27 al 30.

©Angelo Colombo

 

Come ogni anno ho avuto modo di provare numerose imbarcazioni, quasi tutte del Gruppo Ferretti, che si sta distinguendo per la quantità di nuovi modelli presentati nel corso dell’anno, più il nuovo Amer 110 motorizzato con quattro Volvo Penta e trasmissione IPS.

Delle barche provate e di quelle visitate parlerò in seguito, soprattutto del nuovo CCN Cerri Cantieri Navali di 50 mt, uno yacht costruito con cura magistrale.

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In questo breve articolo che precede il salone di Genova voglio solo evidenziare il buon momento che il mercato sta registrando dopo tanto tempo. Barche vendute ma soprattutto armatori italiani che frequentano di nuovo le banchine di Cannes in cerca di una barca. I grandi gruppi affrontano il mercato rinnovando le loro gamme, ma i nuovi modelli arrivano anche da cantieri solitamente impegnati in produzioni limitate, il che è chiaramente indice di una fiducia ritrovata, alla quale fa eco un mercato che ritrova quella vivacità attesa a lungo.

Ci sono addirittura cantieri che hanno la produzione opzionata per tutto il prossimo anno, cosa che non capitava da anni.

Cannes è un bel termometro per misurare la febbre del mercato, in parte perché si è conquistata una posizione di grande rilievo nel panorama degli eventi fieristici nautici internazionali, in parte perché molti italiani l’hanno sempre visitata permettendoci di fare previsioni su quello che sarà l’andamento del nostro mercato interno.

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Ora tocca a Genova, sulla quale scommetterei quel poco che la lunga crisi mi ha lasciato nelle tasche giocandomi la sua buona riuscita. Già lo scorso anno il salone genovese ha dato segnali evidenti di ritrovato interesse da parte del pubblico, ma quest’anno, con un’economia che ricomincia a muoversi – non a marciare, perché solo chi non ha mai marciato dopo un lungo infortunio può usare questo verbo – sono certo che l’interesse del pubblico confermerà che è ancora il salone nazionale, per ora l’unico dedicato al diporto nautico a 360°. Non lo sto difendendo perché da almeno 40 anni lo frequento, ma perché nonostante i tanti “nei” di questa fiera, sono sicuro che il suo successo sia sempre proporzionato allo stato del mercato. Quando il mercato era alle stelle Genova era sempre la stessa città, gli alberghi in quei giorni costavano sempre tre volte la normale tariffa, trovare parcheggio era difficile in modo proporzionale a quanto era facile prendere multe, il salone era anche più vecchio di oggi nelle sue strutture etc. etc. etc., ma il suo successo era talmente esagerato da non poter ospitare tutti gli operatori che chiedevano di esporre i loro prodotti. Poi è arrivato il 2008 e anno dopo anno ha perso appeal, senza parlare di quello che è successo intorno al salone tra società, associazioni etc..

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Ad alcuni non è sembrato vero togliersi qualche sassolino dalle scarpe e dire “non vengo più a Genova, adesso basta farsi prendere in giro….sopportare questo e quello…”. In alcuni casi forse, ma dico forse, si è colta semplicemente l’occasione di un mercato arrivato alla quasi totale assenza di clienti per fare semplicemente un ragionamento di riduzione dei costi, sano. In altri, non ho dubbi in merito, la stessa esigenza è stata celata con una presunta azione di forza nei confronti di chi gestendo il Salone Nautico Internazionale di Genova gestiva di fatto, un potere immenso. Non sto qui a fare disquisizioni su tante altre questioni afferenti a questo tema, perché per farlo è necessario disporre di una dote che a me manca, la pazienza.

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Quello che voglio dire in questi giorni di vigilia del Nautico di Genova, è che non prendervi parte essendo una realtà industriale italiana a mio avviso è un grave errore, lo è perché Genova è l’unico salone nazionale noto in tutto il mondo, lo è perché i cantieri stranieri e soprattutto inglesi e francesi non perdono occasione per esserci, lo è perché il mercato nazionale sta ripartendo, lo è perché se non ritroviamo un po’ di sano orgoglio italico e continuiamo da una collina all’altra a tirarci con l’arco, non abbiamo chance.

Questa è la mia opinione e vale quel che vale (forse anche meno di ciò che mi rimane da scommettere sull’esito favorevole del salone genovese), non posso nascondere un senso patriottico che reputo sano nelle intenzioni e nelle sue manifestazioni, così come non posso celare il desiderio, forse di origine infantile, di rivedere Genova nei giorni di fiera talmente piena di gente e di barche da farmi sentire in una grande festa.

 

 

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